L'Eritrea e le ONG: resilienza vs assistenzialismo e i rifugiati di piazza Indipendenza

L'Eritrea e le ONG: resilienza vs assistenzialismo e i rifugiati di piazza Indipendenza

Aid cripple people, gli aiuti umanitari paralizzano le persone. Esayas Afewerki, presidente dell'Eritrea.

Anni ottanta

We are the world, we are the children, we are the ones who make a brighter day, so let’s start giving…1 cantavano le popstar americane capeggiate da Michael Jackson e Lionel Richie nel 1985 per aiutare gli affamati dell’Etiopia. Io c’ero allora e da allora, ahimè, non è cambiato nulla. In Etiopia si continua a morire di fame2 anche nel 2017 nonostante sia uno dei paesi africani che, per nutrire la sua popolazione, più beneficia degli aiuti umanitari occidentali. L’USAID3 è uno degli sponsor di questi sostanziosi aiuti al regime etiopico che in cambio offre basi militari agli americani e che soprattutto li aiuta nella loro politica del "war on terror" facendo combattere i propri uomini nella vicina Somalia. Finora migliaia di soldati etiopici sono morti in quella inutile guerra contro i terroristi di Al Shabaab, prestati a quel Paese fallito e diviso per clan tribali in vari pseudo stati. La Somalia è destinata a rimanere tale fino a quando farà comodo agli Stati Uniti.

In quegli anni ottanta in cui gli eritrei combattevano per la loro indipendenza, tutto il nord Etiopia era devastato da disastrose siccità e carestie, e gli aiuti umanitari erano gestiti direttamente dal colonnello Menghistu Hailemariam che preferiva utilizzarli per sfamare il suo esercito piuttosto che la popolazione affamata a cui erano destinati. Morirono diverse centinaia di migliaia di persone. Durante la guerra di Liberazione, in Eritrea (allora una provincia dell’Etiopia) un’altra protagonista della distribuzione degli aiuti occidentali era la chiesa cattolica. Le varie congregazioni di religiosi, soprattutto francescani e comboniani, avevano potere di vita e di morte sulla popolazione affamata perché un chilo di farina o di latte in polvere valevano oro. Gli aiuti occidentali erano un’arma ed un potere che spesso e volentieri veniva esercitato.

Fortunatamente, la siccità fini così come la guerra e nel 1993 l’Eritrea divenne la 187ma nazione.

Anni novanta

Il governo al potere in Etiopia e quello eritreo, che insieme avevano combattuto il colonnello Menghistu Hailemariam facendolo fuggire nello Zimbabwe, scoprirono di avere visioni politiche completamente opposte. L’etiopico TPLF (Fronte Popolare per la Liberazione del Tigray) da un’ideologia comunista di tipo albanese passò al capitalismo di tipo selvaggio e diventò l’alleato numero uno degli USA in Africa. Questa differenza ideologica è poi culminata nel 1998 in un conflitto armato con motivazioni poco credibili sulla definizione dei confini e sulla nascita della nuova valuta eritrea, il Nakfa. Per molti analisti di geopolitica, il TPLF ha solo obbedito agli ordini americani.

L’intero periodo postbellico è stato difficile e drammatico. L’Eritrea si ritrovò con migliaia di giovani invalidi senza braccia, senza mani, bruciati e ciechi, chi a causa di una bomba, chi ferito dall’artiglieria pesante e chi a causa delle mine che hanno la prerogativa di non ammazzare la vittima ma di invalidarla. Durante quella crisi sanitaria anche Emergency di Gino Strada diede un bel contributo allestendo il suo ospedale tenda nella capitale Asmara. Nel suo sito si legge: “2000 - Inviato, su richiesta della Cooperazione Italiana, un team chirurgico in Eritrea. Il personale di Emergency ha lavorato due mesi nell'ospedale Mekane Hiwet, ad Asmara, curando le vittime del conflitto tra Etiopia ed Eritrea”.
Già dopo soli tre mesi nel paese sembrava non ci fosse mai stata alcuna guerra, l’Eritrea aveva curato tutti i suoi feriti. Quel drammatico conflitto aveva però causato la morte di 19.000 eritrei.

L’Eritrea accettò così l’arrivo di decine di Ong perché aiutassero a gestire l’emergenza degli sfollati e dei deportati eritrei. Infatti 80.000 eritrei furono deportati dall’Etiopia per scelta del suo presidente Meles Zenawi che aveva motivato la sua decisione dicendo: “Se al governo non piace il colore dei tuoi occhi ha il diritto di cacciarti fuori dall’Etiopia". Un’espressione infelice che addolorò molti eritrei costretti a salire di notte sui pullman e ad abbandonare le loro proprietà in Etiopia, la maggior parte di loro erano imprenditori, artigiani, professionisti. Pur se ambientata ad Addis Abeba, la scena era identica alle tante in cui i nazisti tedeschi caricavano sui vagoni gli ebrei lasciandogli soltanto una valigia da portare con sé.

Nel 2002 una commissione delle Nazioni Unite sancì senza possibilità di appello che la città di Badme appartenesse all’Eritrea così come alcuni territori che l’Etiopia aveva occupato e che tuttora continua ad occupare illegalmente.

Self reliance

Mentre l’Etiopia non riesce ancora ad uscire da quella mentalità di allungare la mano per mendicare aiuti umanitari, in Eritrea vige la legge del self reliance, ossia l’auto sostentamento, un obbligo morale a cui ogni eritreo adempie per onorare i martiri della Liberazione affinché non siano morti invano. Nonostante il perdurare nel Corno d’Africa della siccità causata da El Nino, a differenza della Somalia, dell’Etiopia e del Sudan, in Eritrea non ci sono più quei bambini denutriti e con la pancia gonfia che muoiono a decine anzi, senza temere di essere smentito, posso orgogliosamente dire che da noi nessun bambino muore più di fame o di malnutrizione.

E come ci siamo riusciti senza le Ong?

Ebbene, per riuscire nell’impresa il governo eritreo ha costretto tutta la sua popolazione alla partecipazione nella costruzione delle dighe con la pazza idea di poter raccogliere quella poca acqua piovana e poter fermare i fiumi annuali trasformandoli in veri laghi. Così, in tutti questi anni, gli eritrei hanno lavorato sodo e costruito centinaia di dighe, micro dighe e invasi ed in un paio d’anni sono stati raccolti oltre 300milioni di metri cubi d’acqua (dati del 2016), acqua che serve a migliorare l’agricoltura che è alla base dell’economia nazionale. I più giovani, quelli che hanno scelto di rimanere, dopo i primi 4 mesi di addestramento militare completano la leva entrando nel servizio nazionale, ossia nello sviluppo del Paese che comprende anche il piantumare i futuri alberi o aiutare i contadini a mietere i raccolti. Con questo “lavoro forzato” della sua popolazione, l’Eritrea è quasi riuscita a raggiungere la sicurezza alimentare, uno degli otto Obiettivi del Millennio4 del UNDP5.

I rifugiati di piazza Indipendenza

I rifugiati del palazzo di Via Curtatone poi sgomberati in Piazza Indipendenza, che pretendono e chiedono un alloggio, sono distanti dalla filosofia del governo eritreo e della Comunità Eritrea che è abituata a lavorare e a mantenersi col proprio sudore, senza elemosinare nulla, men che meno una casa. Tutti gli eritrei in Italia se la sono affittata una casa o pagata accendendo un mutuo. Non è nella cultura eritrea comportarsi come uno straccione. Il vero eritreo ha un altissimo senso della dignità ed è fiero di non allungare il braccio come fanno certi africani che elemosinano col berretto in mano fuori dai locali. E hanno pure attraversato il mare rischiando di morire annegati! Quello che si è visto a Roma in questi giorni è lontano dalla mentalità eritrea che è abituata a lavorare serrando i denti, stringendo la cinghia e scavando la terra con le proprie unghie, self reliance per l’appunto. In quella piazza c’erano i furbi, gli indolenti, i fannulloni, i “rifugiati”, cioè quelli che pretendono e basta, quelli che vogliono guadagnare senza faticare, quelli che non intendono integrarsi con il paese che li accoglie, quelli che vogliono ghettizzarsi, che preferiscono vivere in promiscuità in palazzi abusivamente occupati della città, nell’illegalità, quelli che non vogliono partecipare alla vita sociale dei romani pagando come tutti le proprie spese condominiali, le bollette della luce, del gas e l’affitto. Con che coraggio erano tutti lì a urlare “voglio una casa!”.

A differenza dei mainstream media che ne danno la loro falsa lettura, ecco che cosa sono invece quei “rifugiati” romani. Sono quelli scappati da quella genuina filosofia che è impegnata a ricostruire e difendere il proprio paese devastato da due guerre con gli etiopici. A costoro qualcuno ha promesso una vita facile ed un pascolo più verde. Sono stati fatti arrivare qui attratti, come specchio per le allodole, da tanti soldi subito grazie al welfare del Nord Europa. Ma verrà il giorno in cui questi paesi europei che gli hanno offerto migliaia di euro al mese e creato l’effetto pull factor verranno giudicati colpevoli morali di tutti quei morti nel deserto e nel mare.

La vendetta delle ONG

Le Ong che sono state cacciate via o che non hanno avuto il permesso di entrare in Eritrea, come per esempio Amnesty International e Human Rights Watch (ONG e migranti: Amnesty International, Oxfam, Human Rights Watch), accusano il governo eritreo di “lavori forzati” e sono diventate la fonte principale per la Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani e capeggiate dalla Special Rapporteur sull’Eritrea, Sheila Keetharuth, ex Amnesty International. Sono loro che vorrebbero vedere tutti i dirigenti del governo eritreo sotto processo all’ICC, (International Criminal Court), un tribunale europeo per crimini contro l’umanità creato da George Soros per incriminare tutti i leader africani disobbedienti, mica per incriminare George W. Bush, Blair, Sarkozy, Holland oppure quel Mr Drone di Obama che di crimini contro l’umanità ne ha commesso in giro per il mondo: Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e Yemen.

Fu grazie ai soldi di George Soros (Open Society Foundations) e dello Department State americano che le due organizzazioni non governative tentarono di organizzare nel 20116 una primavera araba in Eritrea, spedendo travestite da suore due agenti filippine. Qual era l’idea della missione? Un po’ come gli Smart Dissidents7 in Italia, le due suore volevano aprire degli Internet caffè dove adescare giovani eritrei per incontri online. Un team di esperti, usando fotografie di bellissime ragazze bianche, erano pronti a chiedere informazioni, foto e video.

Volevano creare un network obbediente. Purtroppo per Soros, la missione fallì, le due suore vennero fermate all’aeroporto di Asmara e rispedite al mittente.

Ma perché Amnesty International e Human Rights Watch, per la prima volta nella loro vita, si preoccupano così tanto del destino del popolo eritreo da tentare addirittura un colpo di stato? Qualcuno dovrebbe chiederglielo: “Ma dove erano in passato quando il Colonnello Menghistu Hailemariam bombardava i civili con bombe al Napalm8? Dove erano quando il villaggio di Sheeb fu circondato dai soldati etiopici e 400 anime furono fucilate e trucidate e i loro corpi furono schiacciati dai carri armati?" Ancora una volta l’eccidio di Sheeb ricorda quello avvenuto a Sant’Anna di Stazzema9 per mano dei nazisti.

Chiedo dove fossero Amnesty International e HRW durante la trentennale guerra in cui morirono oltre 100.000 eritrei? E oggi, perché non hanno ancora chiesto di portare all’ICC i dirigenti del TPLF per il massacro degli Oromo, l’etnia maggioritaria dell’Etiopia, colpevole di aver pacificamente protestato (vedere #OromoProtest) per il rispetto dei loro diritti umani10? Forse perché i TPLF sono amici, gli alleati numero uno degli USA in Africa?

Anni duemila

Qualcosa andò storto nel 2005, qualcosa cambiò nel rapporto con le Ong. Ma qualsiasi cosa sia successo sarebbe troppo scontato dare la colpa al governo eritreo.

Ringraziando la Sua organizzazione per il contributo dato nei programmi di soccorso e di riabilitazione in Eritrea negli ultimi anni, il Ministero gentilmente e con rammarico La informa che il certificato di registrazione è revocato e chiesta la cessazione delle Sue attività” aveva comunicato il Ministero del Lavoro e dello Stato Sociale a tantissime Ong presenti nel Paese.

Il 24 marzo 2006 l’Indipendent titola: “Eritrea colpita dalla siccità espelle tre Ong11.

Nonostante l'area soffra di una siccità paralizzante, una delle peggiori a colpire il Corno d'Africa da anni, tre benefattrici sono state invitate a lasciare il paese perché non avevano raggiunto i requisiti operativi. Concern Worldwide12 (nda irlandese), Mercy Corps13 (nda americana) (trattate nell'approfondimento La verità sulla Siria (USAID, OPEN SOCIETY FOUNDATIONS e le ONG finanziate in Siria)) e Acord (nda inglese) tutte hanno ricevuto una lettera questa settimana dove si diceva loro di cessare le attività e di lasciare il paese”.

MercyCorps fornisce rifugi e forniture mediche alle famiglie sfollate dalla guerra in Eritrea. Abbiamo aperto un ufficio nella capitale di Asmara nel 2000 alla fine di una costosissima guerra di confine con la vicina Etiopia. Diversi anni di siccità e sporadiche precipitazioni hanno ulteriormente destabilizzato l'economia e, nel 2005, l'Eritrea venne classificata tra i 10 paesi più poveri del mondo in base al PIL pro capite”. Così c’è scritto sul loro sito ed io mi chiedo se è mai possibile che dopo 5 anni di loro aiuti umanitari, il mio paese venga classificato tra i 10 paesi più poveri del mondo! Se non migliorate la classifica a cosa servite?

Ong italiane in Eritrea

Nel suo articolo dal sapore un po' fascista intitolato: “L'Eritrea alla fame caccia dal Paese le Ong internazionali14 Domenico Quirico scrive: “L'Eritrea compra cannoni e non si occupa della siccità che può scatenare una apocalisse (…) caccia arrogantemente ambasciatori, uomini dell'Orni, persino le organizzazioni non governative che cercano di attenuare la miseria generale (…) Gli ultimi a entrare nel mirino del sospettosissimo Afewerki sono sei Ong italiane: Cesvi, Gvc, Manitese, Nexus, Cosva e Coopi. Non sono certo pericolose sigle del sovversivismo internazionale, distribuivano semmai aiuti, cercavano di riassettare un paese che con il reddito di 130 dollari l'anno per abitante ha il vergognoso primato di essere uno dei più poveri del pianeta. (…) Diciassette Ong hanno avuto il consenso, sei sono state espulse, dieci sono in attesa di giudizio”.

Ovviamente sono andato a digitare la parola “Eritrea” nei siti web delle sei Ong italiane Cesvi15 (trattata nell'approfondimento La verità sulla Siria (USAID, OPEN SOCIETY FOUNDATIONS e le ONG finanziate in Siria)), Gvc16, Mani Tese, Nexus, Cosva e Coopi e ho trovato centinaia di articoli.

Il 28 luglio 2006 Gianni Ballarini17 titola: "Eritrea grave violazione dei diritti - Ong, mani legate" e scrive: “Nell’opinione pubblica neppure si sente parlare della drammatica situazione che si vive ad Asmara. Le Ong non solo sono state espulse, ma sono impossibilitate a tornarvi. E le uniche due italiane rimaste là hanno la spada di Damocle sulla testa d’essere cacciate da un momento all’altro”. Le due italiane Ong rimaste in Eritrea sono l’Iscos e la Gma.

Nel comunicato stampa18 datato 2 agosto 2006 ed intitolato: “Il Governo italiano prenda posizione sulla deriva eritrea” il presidente Sergio Marelli dell’Associazione ONG Italiane scrive: “Non ci si deve sorprendere se, davanti a una situazione così drammatica, decine di cittadini eritrei preferiscano la fuga, andando a morire sulle coste italiane, come è successo ancora in questi giorni a Lampedusa". Cioè secondo Marelli gli eritrei fuggono perché non ci sono le Ong a lavorare in Eritrea.

Il sorosiano David Miliband

L'espulsione dell'IRC19 (International Rescue Committee) è stata eseguita assieme ad un'altra Ong, la Samaritan's Purse20 della chiesa evangelica americana. “L'IRC è stata operativa in Eritrea e nel Sudan settentrionale dal 2001. I suoi programmi comprendono acqua, igiene e attività di sostegno agricolo su piccola scala” si legge nel sito.

Il presidente di IRC è David Miliband, ex leader del Partito Laburista britannico e ministro degli Esteri durante il governo di Gordon Brown, ha abbandonato la politica per trasferirsi in America a dirigere appunto l’IRC. Miliband21 è amico di George Soros il quale, secondo l'articolo di Solidarity Now22 (di cui è anche sostenitore), afferma che lavorerà con organizzazioni come l’UNHCR (Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati) e l’IRC per stabilire adeguati investimenti di principio per l'iniziativa.

A sua volta, David Miliband23 ha dichiarato: “Con l'annuncio di oggi George Soros ha dimostrato una straordinaria leadership. Assegnando 500 milioni di dollari per gli investimenti che rispondono alle cruciali esigenze dei rifugiati e delle loro comunità ospitanti, il signor Soros sta dimostrando come la compassione e l'innovazione possano combinarsi per affrontare la sfida della nostra epoca. L’esperienza di lavoro di IRC in tutto il mondo dimostra che il settore privato ha un ruolo fondamentale da svolgere per aiutare i rifugiati a diventare autosufficienti. Non vediamo l'ora di aiutare il sig. Soros a individuare le opportunità di investimento, soprattutto nell'ambito della creazione di posti di lavoro nelle comunità ospitanti”.

Al minuto 12:40 del video "The refugee crisis is a test of our character"24 Miliband dice invece: “Russi, iraniani, cinesi, eritrei, cubani sono venuti in occidente per salvarsi”. E mette in fila tutti i paesi poco graditi agli USA.

Il 27 gennaio 2014 Miliband si reca in Etiopia per confermare quello che due anni prima il Presidente Obama aveva confessato al Clinton Global Initiative quando disse: “Recentemente ho rinnovato le sanzioni su alcuni dei paesi più tirannici tra cui (…) l’Eritrea, collaboriamo con i gruppi che aiutano le donne e i bambini a scappare dalle mani dei loro aguzzini, stiamo aiutando altri paesi ad intensificare i loro sforzi e vediamo già dei risultati”.

Così egli scrive25: “L'IRC è una delle agenzie permanenti più attive in Etiopia. Lavoreremo a stretto contatto con il governo etiopico (nda TPLF) e con l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati UNHCR. Siamo finanziati principalmente da USAID, OFDA, PRM, ECHO, DFID e UNHCR…”.

Si era recato in Etiopia per visitare i rifugiati” eritrei che si trovavano nei campi profughi gestiti da ARRA26, l’Intelligence etiopica; sono questi gli stessi ragazzi che poi sbarcheranno in Italia dopo aver attraversato il Sudan, la Libia ed il Mediterraneo.

Va detto che l'Eritrea, tanto per attirarsi le simpatie, ha cacciato l’USAID nel luglio 2005 ed è l’unico paese africano27 ad aver osato così tanto. E queste sono cose che un presidente americano28 non può facilmente dimenticare29!

Nel suo articolo30 pubblicato su New York Daily News il 20 giugno 2016 dal titolo eloquente “Rifugiati: un bene, non una minaccia” David Miliband scrive: “Non ci sono mai stati più rifugiati, 20 milioni l'anno scorso, sfollati da guerre civili in Siria, Afghanistan e Somalia e persecuzioni religiose e politiche in paesi come l'Eritrea”.
Ci possono essere persecuzioni religiose nel paese che ha dato i natali alla prima moschea in Africa? Un paese che ha cattedrali e monasteri oramai millenari?

Una questione religiosa Fake

Improvvisamente, la questione religiosa diventa di primaria importanza in Eritrea accusata da più parti di fare vere e proprie persecuzioni peggio dei Romani contro i primi cristiani. E le accuse più infamanti vengono da quelle Ong cacciate dal paese e non solo.

Negli anni duemila, con la presenza di centinaia di Ong di varia provenienza, erano fiorite nuove religioni, quasi delle sette religiose. E ognuna predicava nuovi valori in contrapposizione alle usanze culturali e agli obblighi di cittadinanza degli eritrei. In Eritrea, storicamente un paese equamente diviso fra due religioni monoteiste quella cristiana e quella musulmana, la popolazione per secoli ha convissuto in armonia rispettandosi a vicenda ma soprattutto frequentandosi durante le ricorrenze religiose che sono festività nazionali, dove è consuetudine recarsi in casa degli amici di fede diversa portando con sé torte o pasticcini, mentre dalla radio si fanno gli auguri personali ai propri amici citandoli per nome e cognome.

In Eritrea non c’era mai stato nessun problema religioso prima dell’arrivo delle Ong che hanno iniziato a diffondere il proprio credo religioso nella popolazione che aiutavano. Improvvisamente, il dividi et impera stava prendendo corpo. Si arrivò persino a distribuire, tradotti in tigrigna, i libri di Ron Hubbard fondatore della Chiesa di Scientology31. Queste nuove religioni invitavano i nuovi adepti eritrei alla disobbedienza civile, al rifiuto del servizio militare e al rifiuto del servizio nazionale considerato come una nuova forma di schiavitù. A capo di questa campagna di disobbedienza civile si schierarono ovviamente i Testimoni di Geova e i Pentecostali di varie congregazioni e sfumature. “Alleluja” divenne la parola d’ordine in un paese costantemente sotto la minaccia etiopica. Ma dal momento che tutti gli eritrei sono uguali davanti alla legge e tutti hanno l’obbligo di difendere la Patria dalle aggressioni esterne devono essere tutti chiamati alla leva militare. Cosa succederebbe se ognuno reclamasse il diritto al rifiuto adducendo la motivazione: “Me lo proibisce la mia religione?”. Uno stato laico non può permetterselo.

Così, mentre la storica chiesa copto-ortodossa stava perdendo i suoi fedeli che ingrossavano le fila dei Pentecostali per fuggire ai loro doveri, la Chiesa cattolica invece li organizzava in piccoli gruppi che si radunavano a turno nelle proprie case per “pregare. Che bisogno c’era di trasformare le case private in piccole chiese clandestine quando tutte le chiese cattoliche erano aperte mattina e sera e quotidianamente celebravano la S. Messa? In Eritrea i muezzin chiamano alla preghiera ad ogni tramonto e i fedeli copto-ortodossi affollano all’alba le loro chiese così come i protestanti. Non vi era nessuna reale necessità di sovvertire l’ordine costituito. La religione non deve diventare un’arma di destabilizzazione sociale. E se lo diventa, la domanda spontanea sarebbe: “Chi c’è dietro che manovra gli animi? Chi rema contro la coesione e l’unione degli eritrei?”.

Dal rapporto di Amnesty International del dicembre 2005 intitolato "Eritrea Religious Persecution" è scritto: “Le organizzazioni non governative (ONG) sono fortemente soggette a restrizioni. Alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Amnesty International, è negato l'ingresso. Le agenzie umanitarie internazionali e Ong sono limitate nelle loro attività e nei loro viaggi; e all'Agenzia Usa per lo Sviluppo Internazionale (nda USAID), un importante bilateral donor, gli è stato ordinato di lasciare l'Eritrea nel novembre 2005 senza spiegazioni”.

Queste le sue raccomandazioni alla comunità internazionale: “Amnesty International invita la comunità internazionale - l'ONU e le sue Agenzie specializzate, l'Unione Africana, l'Unione Europea e altri paesi che hanno accordi bilaterali specifici con l'Eritrea – ad appoggiare queste raccomandazioni nei loro rapporti con il governo dell'Eritrea e di prestare particolare attenzione alla protezione e alla promozione dei diritti umani, compresi i diritti alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione e credo. Amnesty International invita tutti i governi a garantire agli eritrei che sono fuggiti all'estero, l’accesso alle procedure di asilo e che le loro richieste vengano valutate giuste ed in modo efficace. Amnesty International sollecita tutti i governi a non forzare i rimpatri in Eritrea dei richiedenti asilo eritrei rigettati a causa della misera situazione dei diritti umani”.

Come fossero due siamesi32 anche Human Rights Watch33 dal canto suo nei suoi rapporti annuali sull’Eritrea non dimentica mai di menzionare l’assenza delle Ong nel paese enfatizzando il tono come se ciò fosse un grave crimine contro l’umanità. E nelle sue continue raccomandazioni al Governo eritreo scrive: “Invita le agenzie umanitarie indipendenti ed imparziali affinché forniscano assistenza e possano valutare i bisogni di aiuti umanitari ai civili in difficoltà e facilita loro l’accesso senza impedimenti.”

Sulla persecuzione religiosa HRW cita come dati attendibili i numeri di Christian Solidarity Worldwide (CSW)34: “Secondo Christian Solidarity Worldwide (CSW) nel giugno 2007, oltre 2.000 cristiani erano in detenzione in Eritrea”.
E nonostante si definiscano “specialisti in libertà di religione e di credoquelli di CSW così come HRW non hanno mai messo piede in Eritrea ma digitando la parola magica nel loro sito appare una cifra “6.110.

Ma non sono gli unici. Altre Ong attive nella campagna di demonizzazione dell’Eritrea in materia religiosa sono: Persecition.org International Christian concern (ICC)35 ossia “Il tuo ponte alla Chiesa perseguitata” è la sorella gemella di CSW. Chi sono lo scrivono: “Esistiamo per alleviare le sofferenze della Chiesa perseguitata in tutto il mondo e per agire come un ponte tra la Chiesa occidentale e i suoi fratelli e sorelle sofferenti”.

Poi c’è Open Doors36 famosa per la sua “smuggling Bibles”, ovvero la distribuzione e il contrabbando della Bibbia in tutto il mondo per, testuali parole: “Equipaggiarli affinché possano portare la luce di Cristo nei luoghi più oscuri”. E per “luoghi oscuri” intende ovviamente tutti quei paesi che non sono graditi al governo americano. Nel suo annuale World Watch List37, Open Doors scrive: “Come armi di persecuzione sono in forte aumento anche il nazionalismo religioso (leggasi per esempio India, salita al 17° posto) e la paranoia dittatoriale (come in Eritrea al 3° posto e in Corea del Nord al 1° posto per il 14° anno di fila)”. Se non fosse drammatico ci sarebbe da sorridere per il bronzo eritreo!

Cercando la parola “Eritrea” sul loro sito ho trovato 1.750 risultati. Interessante la storia di Open Doors38, fondata da Fratello Andrew di origini olandesi e autore del libro “God’s Smuggler, il contrabbandiere di Dio” che nel 1981 attua una missione denominata Progetto Pearl dove riesce a distribuire in una sola notte 1 milione di bibbie in Cina.

La Chiesa Cattolica che in passato aveva un glorioso ruolo nella gestione e distribuzione degli aiuti umanitari occidentali in Eritrea non ha mai nascosto il suo disappunto verso il neonato governo a causa della sua interferenza. La Chiesa non ha mi tollerato di essere controllata e non sono pochi i prelati che hanno avuto da ridire contro quel governo laico.

In Italia, la diffamazione religiosa dell’Eritrea è stata condotta direttamente dagli organi di stampa della Chiesa Cattolica come l’Avvenire sul cui sito basta digitare “Eritrea” per trovarvi 2.570 risultati. Ecco alcuni dei titoli: "Vivere in Eritrea è peggio che morire", "Eritrea paese prigione nel mirino anche la Chiesa", "Eritrea figli venduti", "La mia fuga dall’inferno dell’Eritrea", "Leggevano la Bibbia: cristiani condannati", "Il grido dei vescovi per l’Eritrea ferita", etc”.

La comboniana Nigrizia di Padre Alex Zanotelli ospita 854 articoli con titoli che recitano: "No dei vescovi al regime", "Eritrea un paese alla deriva", "Eritrea la grande fuga", "In fuga dalla schiavitù", "Centinaia di cristiani in cella", etc.

Famiglia Cristiana ospita 30 articoli sull’Eritrea tra cui: "l’UE vuole finanziare la dittatura Eritrea 'Fermiamoli'” e invita i suoi lettori a firmare la petizione promossa da Don Mussie Zerai conosciuto dai più come “L’angelo dei profughima che ora è indagato dalla procura di Trapani per traffico di esseri umani. Per me resta un burattino i cui fili vengono tirati da chi ha deciso di svuotare l’Eritrea dei suoi giovani dichiarando guerra all’umanità usando i migranti come armi di distruzione di massa.

Codice condotta Ong in Eritrea

Ma perché il governo eritreo, da un giorno all’altro, ha deciso di cacciare fuori le Ong39?

Dal mio punto di vista, l’Eritrea non è contro le Ong per partito preso anche perché ci sono delle Ong che ancora oggi lavorano in Eritrea come la irlandese Vita40 che ha presentato un progetto pilota di coltivazione delle patate. L’errore che continuano a fare le Ong è quello di non voler capire che ciò che in altri paesi africani è ancora possibile, perché abituati ad essere gestiti, con l’Eritrea non funziona. Nessuna Ong può dettare la sua legge e imporre il suo modo di lavorare. L’Eritrea vuole progetti sostenibili e non interventi a pioggia e discontinui che non portano nessun beneficio.

Pretende dalle Ong dei progetti moderni e tecnologicamente avanzati con l’utilizzo di materiali di qualità e soprattutto funzionanti. Gli eritrei vogliono vedere prima di tutto se il progetto è utile al paese. Il Paese chiede soprattutto formazione del personale, che i cittadini vengano coinvolti nel progetto perché, prima o poi, dovranno prendere le redini di quel progetto e poterlo gestire. E questo purtroppo non è il modus operandi della maggioranza delle Ong.

Quando nel 2005 il governo eritreo chiese alle centinaia di Ong di presentare il bilancio anche per conoscere chi fossero i finanziatori dei loro progetti, solo poche di esse li presentarono entro la data prefissata, mentre la maggior parte si rifiutarono di collaborare. Ciò che in Eritrea è successo nel 2005 è capitato in Italia nel 2017 quando il Ministro dell’Interno Minniti ha presentato il Codice di Condotta Ong41 obbligando le Ong impegnate con i salvataggi nel Mar Mediterraneo a firmarlo: "Chi non ha firmato non potrà fare parte del sistema di salvataggio che risponde all'Italia”. MSF ed altre Ong si sono rifiutate di firmare e hanno preferito piuttosto lasciare il Mar Mediterraneo.

Dal momento che le Ong sono associazioni senza scopo di lucro se decidono di aiutare un paese, non è eticamente corretto che queste campino sulle donazioni a favore di quel dato progetto. Il "fondo esperti" dovrebbe essere a parte. E se hanno preso un finanziamento di 10 milioni a fine progetto dovrebbero rendicontare per 10 milioni. Invece molte delle Ong spendono fino al 90% del loro budget per l’amministrazione e la logistica, e alle volte quei fondi raccolti in occidente facendo campagna mediatica non attraversano nemmeno il Mar Mediterraneo perché vengono già spesi prima.

Il trucco della targhetta con il nome del donatore occidentale da mettere sul pozzo scavato in qualche villaggio africano ha sempre funzionato. Ogni volta, la si cambiava per accontentare le centinaia di ingenui benefattori.

Le Ong scrivono: “Abbiamo mandato 5 container in Africa” al cui interno mettono tutto quello che si riesce a raccogliere, pensando che qualunque cosa si mandi non potrà essere rifiutato, roba dismessa, apparecchiature dismesse che poi non funzioneranno mai in loco, materiale degno di finire nelle discariche, cose assurde come mandare calze di nylon o cappelli di lana nel Gash Barka dove ci sono sempre 40 gradi. Altrove succede di peggio: in Somalia arrivano medicinali, milioni di pastiglie già scadute, o prive della percentuale di antibiotico necessaria, nei campi rifugiati in Kenya il Giappone aveva donato un carico di olio guasto e non più commestibile, autentiche sostanze tossiche che le autorità sono state costrette a distruggere.

Nei primi anni del duemila, quando tornavo ad Asmara per le vacanze, mi capitava di incontrare i “volontari” delle Ong a bordo dei loro fuoristrada, abitavano in lussuose ville e la sera li incrociavo nei ristoranti più rinomati della città o nelle discoteche più affollate accompagnati sempre da bellissime fanciulle. E nei weekend scendevano a Massaua per una gita alle isole Dahlak sul Mar Rosso per godersi spiagge e mare incontaminato. Facevano una bella vita. A me sembrava che fossero loro in vacanze. E li invidiavo non poco soprattutto quando me ne dovevo tornare in Italia.

Aid Cripple People

(Aid Cripple People42 43)

Parafrasando Carlo Marx si potrebbe oggi dire che gli aiuti umanitari occidentali sono l’oppio dei popoli africani. L’assistenzialismo e gli aiuti umanitari rovinano l’economia di un paese. Creano dipendenza. Quando gli Stati Uniti donarono il loro grano all’India i contadini indiani lo vollero seminare ma non cresceva niente perché quei semi erano stati geneticamente modificati; il risultato è stato però quello di aver creato dipendenza. Oltretutto, immettere milioni di quintali di grano danneggia il lavoro ed il mercato dei contadini locali che non riusciranno più a vendere il proprio prodotto.

L’Eritrea è stata capace di rimandare indietro una nave carica di aiuti umanitari approdata al porto di Massaua, cosa che allora fece scandalizzare gli operatori della Cooperazione Italiana. La nave rispedita al mittente è stato un segnale forte di self reliance.

In un’intervista del 2015 rilasciata a Investig’Action il Presidente Esayas Afewerki rispondeva indirettamente alla domanda: perché le Ong sono state cacciate via dall’Eritrea: “Chiunque prenda aiuto è paralizzato. Gli aiuti umanitari intendo paralizzano le persone (...) I governi in Africa e altrove non sono autorizzati a scrivere i propri programmi. (…) Dobbiamo scrivere i nostri programmi in primo luogo. Dobbiamo articolare sui progetti che scriviamo. (...) A meno che non facciamo da soli, non potremmo nemmeno teorizzare di raggiungere nessuno degli obiettivi del millennio o non millennio”.

Nulla scende dall’alto per miracolo. In passato l’Eritrea è stata costretta ad imparare a lavorare da sola. In solitaria ha vinto la sua guerra per l’Indipendenza combattendo contro tutti, ha sconfitto l’esercito etiopico considerato il più grande dell’Africa di quei tempi, finanziato ed armato prima dagli Stati Uniti, poi dall’Unione Sovietica, Israele, Cuba, Germania dell’Est, Italia, Yemen, Libia, etc.

La resilienza del popolo eritreo ha fatto sì che fosse possibile scavare fin dentro le viscere delle montagne dove poter creare un ospedale, una scuola, un rifugio sicuro per gli sfollati, i bambini e i feriti. Successivamente, pensando al futuro dell’Eritrea sono state allestite in tutte le zone liberate le scuole con un sistema educativo e programmi scolastici veri, stampando e distribuendo libri in tigrigna e quando nel 1991 si liberò l'intero Paese non fu particolarmente difficile istituire un Governo: è bastato aggiornare tutto quello che si era imparato a fare durante la Guerra per dare allo Stato una struttura giuridicamente vincolante. Nel 1991 l’Eritrea ha iniziato da zero la ricostruzione del Sistema Paese creando un sistema governativo, formando il personale del servizio civile, facendo muovere l’economia, avviando il sistema legale, l’istruzione dall’asilo alle superiori fino al college, il servizio di leva, sviluppando le risorse umane e creando i curriculum, implementando la stazione radio, la televisione e i media, promuovendo il benessere sociale, modernizzando infrastrutture, strade, trasporto, acqua, elettricità, salute, offrendo una adeguata cura ai bambini orfani e alle famiglie dei martiri, degli sfollati, improntando un sistema efficace per rispondere alle emergenze e ai disastri naturali, alla siccità e alla fame.

Il più si è fatto senza l’aiuto delle Ong e si continuerà a farlo anche in futuro, con o senza di loro!


Fonti:

  1. (https://www.youtube.com/watch?v=Zi0RpNSELas)

  2. (https://www.wfp.org/stories/drought-ethiopia-10-million-people-need)

  3. (https://tigrigna.voanews.com/a/usaid-administrator-visit-to-ethiopia/4007134.html)

  4. (https://www.youtube.com/watch?v=O86bn6VNoUQ)

  5. (http://www.undp.org/)

  6. (https://www.facebook.com/daniel.wedikorbaria/posts/1211129852235859)

  7. (http://www.maurizioblondet.it/pd-chiamo-soros-italia-soros-rispose/)

  8. (https://www.youtube.com/watch?v=TO8dGG-zySw)

  9. (http://www.santannadistazzema.org/sezioni/LA%20MEMORIA/)

  10. (https://www.youtube.com/watch?v=BUVIbxJxZM4)

  11. (http://www.independent.co.uk/news/world/africa/drought-hit-eritrea-expels-three-charities-5335806.html)

  12. ( https://www.concern.net/about/how-we-raise-money/institutional-donors)

  13. (https://www.mercycorps.org/articles/eritrea-promoting-self-reliance)

  14. (http://www.aipee.it/notizie/giro_vite.html)

  15. (https://www.cesvi.org/?sentence=1&site_search=1&s=eritrea)

  16. (http://www.gvc-italia.org/)

  17. (http://www.nigrizia.it/notizia/ong-mani-legate)

  18. (http://www.volint.it/notizie/news/2006-08-03m.htm)

  19. (http://www.irinnews.org/report/61499/eritrea-expelled-ngo-seeks-reconsideration?fref=gc&dti=337412169706304)

  20. (https://www.samaritanspurse.org/our-ministry/history/)

  21. (https://www.rescue.org/become-foundation-partner)

  22. (https://www.solidaritynow.org/en/george-soros-why-i-invest-500-million-dollars-for-the-refugees/)

  23. (https://www.rescue.org/david-miliband)

  24. https://www.ted.com/talks/davidmilibandtherefugeecrisisisatestofourcharacter/transcript#t-761308

  25. (https://www.rescue-uk.org/article/ground-northern-ethiopia)

  26. (http://www.unhcr.org/4f6890d59.pdf)

  27. (http://www.madote.com/2011/01/eritrea-is-only-african-nation-to-cut.html)

  28. (https://qz.com/203935/countries-are-right-to-ban-usaid/)

  29. (http://www.telesurtv.net/english/opinion/USAID-or-US-CIA-20160919-0013.html)

  30. (http://www.nydailynews.com/opinion/david-miliband-refugees-asset-not-threat-article-1.2678184)

  31. (http://www.scientology.it/)

  32. (https://www.hrw.org/news/2010/09/07/george-soros-give-100-million-human-rights-watch)

  33. (https://www.hrw.org/report/2009/04/16/service-life/state-repression-and-indefinite-conscription-eritrea)

  34. (http://www.csw.org.uk/home.htm)

  35. ( http://www.persecution.org/about-us/)

  36. (https://www.porteaperteitalia.org/persecuzione/notizie/4202558/Gennaio2016/4229237/)

  37. (https://www.opendoorsusa.org/christian-persecution/world-watch-list/)

  38. (https://www.opendoorsusa.org/about-us/history/)

  39. (https://wikileaks.org/plusd/cables/06ASMARA280_a.html)

  40. ( http://www.vita.ie/vita-potato-dairy-farm-pilot-project-eritrea-2015)

  41. (https://video.repubblica.it/dossier/immigrati-2015/codice-ong-minniti-chi-non-lo-firma-non-fa-parte-del-nostro-sistema-di-salvataggio/282462/283071)

  42. (http://www.globalresearch.ca/u-s-ngos-kicked-out-of-eritrea-foreign-aid-is-meant-to-cripple-people/5441367)

  43. (https://vimeo.com/113552580)

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