(Tutte o quasi le battaglie liberal del filantropo "combattute" nel mondo)

Abbiamo in precedenza già ampliamente analizzato la figura del magnate/speculatore/filantropo George Soros. Dai suoi primi passi in Ungheria dove collaborò, poco più che bambino, con i soldati nazisti nel sequestro dei beni degli ebrei deportati (Chi è Soros e i collegamenti con i politici italiani) il trasferimento a Londra, passando alle sue proficue speculazioni degli anni ’90 in Italia, Francia, Inghilterra, Malesia e Indonesia, all’impegno diventato sempre più rilevante a favore dei “diritti civili” nel mondo e in Italia con la sua Open Society Foundation (Onlus e migranti in Italia), ai suoi finanziamenti a favore degli antagonisti del Presidente Assad in Siria (La verità sulla Siria (USAID, OPEN SOCIETY FOUNDATIONS e le ONG finanziate in Siria)), arrivando fino alla sua presunta opera di influenza sulle istituzioni europee ed italiane (La sentenza francese contro George Soros, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e i suoi giudici).


Una curiosità: la Open Society Foundations di Soros è stata fondata nel 1984, il titolo del celeberrimo romanzo distopico di George Orwell. Forse l’idea del magnate era quella di creare un mondo guidato da regimi totalitari che imponevano la realtà grazie al “Ministero della Verità”?

Gli impegni europei e internazionali di Soros e della sua Open Society Foundations sono diversi e riguardano diverse tematiche, tutte ovviamente accomunate dallo stesso pensiero liberal con l'unico obiettivo di creare una "società aperta".

Soros e i 18 miliardi di dollari donati alla sua Open Society Foundations

Non sono noti i motivi che hanno spinto il magnate a donare più della metà del suo patrimonio personale alla fondazione di cui è presidente e fondatore. Si sono fatte tante ipotesi ma nessuna confermata, come un suo ritiro dalla scena pubblica a causa della sua veneranda età, una mossa per ottenere sgravi fiscali o l’apporto di nuovo capitale per affrontare le sfide aperte in campo internazionale di cui molte hanno visto sia delle battute d’arresto sia delle perdite clamorose negli ultimi anni. Certamente le cose “non stanno girando bene” per il povero Soros; sembra che tutte le cause degli ultimi anni a cui si è dedicato per lungo tempo si stiano sciogliendo come neve al sole: elezioni americane, svolte “populiste” ostili alla sua “società aperta”, “espulsioni” chieste da premier, venir meno di appoggi importanti.

La caduta di “protezioni” politiche stanno colpendo anche altri personaggi legati al mondo liberal dei democratici americani; la prima “vittima” illustre è ==Harvey Weinstein==, tra i più potenti produttori cinematografici statunitensi e fondatore della Miramax. Sono noti i legami tra Weinstein, l’ex presidente Obama e i Clinton, come sono noti i suoi finanziamenti al partito democratico. Se la Clinton avesse vinto le elezioni presidenziali del 2016, il produttore sarebbe stato “crocifisso” nella medesima maniera, con accuse di molestie e violenze sessuali piovute da diverse attrici successe anche 20 anni fa?

Ovviamente non possiamo rispondere alla domanda posta, ma possiamo affermare che la tempestività della vicenda è a dir poco curiosa. Le paladine femministe (e ricordo che è una donna che sta scrivendo) che hanno denunciato i comportamenti intollerabili e non giustificabili di Weinstein, perché non lo fecero all’epoca dei fatti, cercando così di evitare ad altre donne la medesima violenza?

Ricordiamo che il rapporto di amicizia di Weinstein con i Clinton, temporalmente coincide con lo strapotere della famiglia presidenziale all’interno del partito democratico americano.

Come mai nel ristretto, liberal e perbenista ambiente hollywoodiano nessun mormorio su Weinstein è mai stato dato in pasto alla stampa precedentemente? Non sembra assurdo che tutti gli orrori di cui si è reso protagonista siano stati completamente nascosti dalle vittime per decenni? Dove erano tutte le Meryl Streep (che definì Weinstein un Dio) e le Oprah Winfrey negli ultimi vent’anni almeno?

Alcuni capisaldi dei liberal democratici stanno chiaramente cadendo; non è che il nostro Soros temendo la mancanza di appoggi nelle alte sfere americane, stia cercando di “coprire la fuga” attraverso la donazione di 18 miliardi di dollari alla sua Open Society Foundations?

Non ci resta che rimanere in attesa delle prossime mosse strategiche della fondazione, ma in questo articolo vogliamo ripercorre insieme a voi le trascorse imprese della Open Society Foundations.

La questione migratoria e la promozione dei diritti delle minoranze

In Europa, come già visto in Italia, la fondazione finanzia massicciamente diverse organizzazioni che si occupano di favorire l'accoglienza dei migranti, della difesa dei rifugiati e della promozione dei diritti delle minoranze (comunità musulmana e rom in particolare). Tra queste troviamo: la Sigrid Rausing Trust, la Oak Foundation, la European Cultural Foundation, l’European Network Against Racism, l’European Roma Rights Center, l’European Stability Initiative, l’Helsinki Foundation for Human Rights, la Human Rights Watch, Amnesty International, Oxfam, la Policy Association for Open Society, la Refugees International, l’International Federation for Human Rights, The Human Rights Project Bard College, l’European Center for Constitutional and Human Rights, Migreurop, Global Exchange, il Migration Policy Institute, il FIDH, e l’Euro-Mediterranean Human Rights Network.

Alcune delle suddette organizzazioni operano anche come veri centri di influenza politica, cercando di spingere le istituzioni europee e nazionali ad apportare modifiche alle proprie agende programmatiche verso un’apertura “umanitaria” a proposito del flusso migratorio. Citiamo a tal proposito, il report “Blaming the Rescuer” stilato dal Forensic Architecture Agency at Goldsmiths dell’Università di Londra (completamente sovvenzionato da organizzazioni finanziate dalla fondazione di Soros) che cerca di evidenziare la non fondatezza del “pull factor” e del peggioramento delle condizioni di sicurezza in mare causati dalle ONG nel Mediterraneo contestati da Fabrice Leggeri nel famoso rapporto di Frontex[1].

Diritti LGBT e ideologia gender

In Europa come in Italia e in Sud America, la Open Society Foundations è molto attiva sul fronte dei diritti LGBT e della propaganda delle teorie gender. Quest’ultima questione ha spinto lo stesso Soros a pubblicare un tweet che rimanda ad un articolo pubblicato sul sito internet della fondazione intitolato: "Ideologia Gender: è una finzione che potrebbe fare un reale danno"[2]. La grande mobilitazione del magnate è stata causata da gravi perdite sul piano politico subite in Sud America (Perù e Colombia), dove diverse riforme istituzionali basate sulle teorie gender dei partiti progressisti sono state affossate dai conservatori.

Non si può non citare a tal proposito il bus arancione di CitizenGO, che dopo il tour in America Meridionale, è arrivato anche in Italia, dove è stato contestato dalle principali associazioni LGBT e dalla stessa Open Society Foundations per la notizia sovversiva per cui "i bambini sono maschi, le bambine sono femmine" che campeggia sulla fiancata[3].

Filippo Savarese, responsabile italiano di CitizenGo, intervistato da Francesco Boezi de Il Giornale[4], ha dichiarato: “La furia di Soros contro le campagne di CitizenGO in Sud America ci dicono che stiamo lavorando bene. Ci candidiamo volentieri a rappresentare l'opposto di tutto ciò per cui si spende, anzi, per cui spende l'Open Society Foundation. CitizenGO punta a diventare il più grande network globale a difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa” e sull’impegno economico della fondazione del magnate aggiunge: “Ci sono dei fatti (dichiarazioni pubbliche, bilanci pubblici) che parlano chiaro. Soros, attraverso la sua galassia, ad esempio nelle ultime elezioni europee, ha finanziato con circa 100.000 euro Arcigay, perché sensibilizzasse i partiti sulla tematica. Non sono certo finanziamenti illegali, però è bene che certe cose si sappiano, perché aiutano a comprendere meglio le dinamiche della realtà”.

Il bus arancione sbarcato la scorsa settimana a Roma è stato subito bloccato dall’Istituto Autodisciplina Pubblicitaria, ente privato che regolamenta la comunicazione per una corretta informazione, perché “Coloro che in qualche misura non si riconoscono in categorie predefinite hanno un analogo diritto di non venire discriminate o giudicate da un messaggio (“i bambini sono maschi, le bambine sono femmine”) che assurge a dogma assoluto, tanto che induce a configurare una ‘violenza di genere’ tutto ciò che esula dal paradigma ideologico sostenuto, caricandolo di profonda negatività, quando peraltro le esperienze in cui la violenza di genere si consuma sono proprio all’interno della dinamica 'tradizionale' dei rapporti maschi-femmina”. La censura ideologica a CitizenGo e a Generazione Famiglia, perché di ideologia si parla a dispetto di quanto sostenuto da Soros, è chiara e lampante, ma non si capisce il motivo di una simile campagna volta ad interrompere il suo pacifico percorso in Italia.

La guerra alle presunte fake news

A livello internazionale, la Open Society Foundations si sta muovendo da diverso tempo sul fronte delle fake news, dell’hate speech e del controllo” delle notizie, con una vera corrazzata di agenzie e istituzioni private finanziate dalla fondazione stessa. Tra queste troviamo:

1)Poynter[5], società responsabile della definizione dei metodi e dei criteri utilizzati per classificare le notizie in base al grado di affidabilità. Ricordiamo che nel 2011 Poynter invitò i giornalisti americani a minimizzare la minaccia terroristica islamista, paragonando le vittime degli attentati a quelli della malaria e dell’AIDS[6];


2)Media Matters for America[7], centro di ricerca progressista dedicato a monitorare, analizzare e correggere completamente la disinformazione dei conservatori negli Stati Uniti. Non poteva mancare una sezione intera dedicata al Presidente Trump[8];

3)Fairness and Accuracy in Reporting[9], gruppo di controllo dei media americani che si occupa di distorsioni e censure dei media;

4)Centre for Public Integrity[10], organizzazione con sede a Washington che gestisce il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi, un network di giornalisti appartenenti alle maggiori testate media mainstream internazionali (New York Times, Guardian, Le Figaro, El Pais, Washington Post, La Repubblica) che, come ricordato da Giampaolo Rossi sul blog de Il Giornale[11], “costruì a tavolino lo scandalo dei Panama Papers, una delle più fasulle inchieste giornalistiche degli ultimi anni, finalizzata a colpire i nemici politici dell’Amministrazione Obama (Putin in testa). In altre parole, coloro che finanziano manipolazioni giornalistiche nel mondo, finanzieranno lo strumento per sancire quali notizie sulla rete devono essere ritenute vere e quali false”. A tal proposito, Giampaolo Rossi conclude il suo pezzo con un interessante constatazione: “Chissà in quale categoria di notizie rientrano le armi chimiche di Saddam, le falsità sulla guerra in Libia, le favole sulle 'bombe umanitarie' dell’Occidente, le omissioni sui finanziamenti di Obama ad Al Qaeda o sui i soldi dei sauditi alla Fondazione Clinton, o quelle sulla vera natura del conflitto in Ucraina, tutti argomenti su cui il mainstream caro a Soros ha manipolato la verità in questi anni. Speriamo che tutta questa improvvisa attenzione contro le “fake news” da parte di chi in questi anni ha prodotto falsità e manipolazioni, non serva ad iniziare una stagione di caccia alle streghe contro l’informazione libera e indipendente. Le premesse ci sono tutte”.

5)Full Fact, organizzazione britannica di fact checking che si dichiara indipendente e neutrale. Da qualche mese, Full Fact è impiegata dal browser Mozilla Firefox per eliminare le fake news dai risultati delle sue ricerche. Peccato che l’organizzazione, come le precedenti, sia finanziata copiosamente dalla Open Society Foundations[12], forse a discapito dell’indipendenza dichiarata;

6)Disinformation Review, lista creata dall’External Action dell’Unione Europea (EUAS) con aggiornamenti settimanali riguardanti le notizie false e i siti che le riportano. Nella “lista di proscrizione” ci sono finiti anche gli amici di Gefira, a causa del loro articolo riguardante L’analisi sulle attività delle ONG nel Mediterraneo.

Riportiamo a tal proposito degli stralci dell’articolo di Gefira intitolato
La più inquietante iniziativa UE finora? Liste di proscrizione di ‘Propaganda Russa’ su direzione di Soros:

" L’UE si comporta come un regime autoritario nel tentativo di denigrare l’opposizione democratica. La libertà di stampa è alla base di ogni democrazia e l’EUAS sta di fatto lavorando contro i valori dell’unione:

  • non c’è fondamento giuridico, né standard obbiettivi. L’EUAS decide arbitrariamente di etichettare come fraudolenti gli articoli con coi non è d’accordo;
  • non si notifica i gruppi messi all’indice, o tantomeno vi è una possibilità di difesa dalle accuse; ricercatori e giornalisti sono colpevoli senza prove e possibilità d’appello;
  • non c’è arbitro imparziale o tantomeno un supervisore garante dell’onestà, i creatori della lista sono liberi di agire a piacimento;
  • organizzazioni politiche finanziate da fuori dall’Europa e con obbiettivi politici sono tra i cosiddetti “esperti”.

Abbiamo guardato a chi ha fatto la segnalazione, un’organizzazione chiamata "Kremlin Watch", parte del think tank ceco European Values. Abbiamo guardato a chi li finanzia: quel personaggio spesso attivo nella crisi dei migranti con la sua vasta rete di ONG e che ha inoltre una faida personale contro la Russia, George Soros e la sua Open Society. Complotto? Non proprio. Open Society è tra i principali donatori di European Values[13].

Non è nemmeno la prima volta che veniamo attaccati da un agente del signor Soros. ==Costanza Hermanin==, blogger dell’Huffington Post ed ex senior officer di Open Society [e aggiungiamo Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore, (“Chi è soros e i collegamenti con i politici italiani”)] aveva già in precedenza cercato di classificare la nostra analisi sulle ONG come "fake news filo-russa"[14].

Le segnalazioni si concentrano normalmente sui media russi come TASS, RT o Sputnik. La stessa edizione numero 52 di Dicembre include ZeroHedge per aver diffuso la critica del politico americano Ron Paul alla crociata delle fake news, e il sito dell’altro politico americano Paul Craig Roberts. Nella versione di George Soros dei valori europei, il diritto di critica ed il dibattito democratico sono "fake news"! Versioni passate elencano il sito conservatore Breitbart, ma anche il quotidiano di sinistra britannico The Guardian. Non si salva nessuno.

È interessante notare come George Soros interpreta i valori liberali europei. La libertà di stampa è normalmente uno dei principali, ma Soros vuole liste di proscrizione di chiunque sia in disaccordo, qualcosa fatto di recente dal presidente turco Erdogan in seguito al fallito colpo di stato nel suo paese e criticato dalla stessa UE. Un altro valore fondamentale è il diritto al giusto processo. Ed invece Kremlin Watch di George Soros è giudice, giuria e giustiziere. A chi appartiene l’UE e chi serve? Agli europei o ad un oligarca finanziario? Forse l’Ungheria ed Israele hanno ragione: Soros è una minaccia per la democrazia."

7)La lista delle ONG del Ministro Orlando chiamate a vigilare sul web comprende 51 organizzazioni e associazioni italiane di cui ben 10 fondate e/o finanziate dalla Open Society Foundations di George Soros: Associazione Lunaria, ARCI, Associazione 21 Luglio, Associazione Carta di Roma, ASGI, Amnesty International Italia, Archivio delle Memorie Migranti, Unione Forense per la tutela dei diritti umani (fa parte del network di FIDH finanziato da Soros), Arcigay e CIR (Consiglio Italiano per i rifugiati), molte delle quali già trattate nell’articolo Onlus e migranti in Italia.
L’informazione controcorrente italiana, ovvero "non omologata” al pensiero decisamente liberal e “open society” delle suddette organizzazioni, avrà una vita decisamente più dura e ostica in nome di un politicamente corretto sancito dall'opinione soggettiva di alcuni privati cittadini.

Elezioni politiche, agende politiche nazionali e sovranazionali

A livello internazionale, la Open Society Foundations e George Soros hanno cercato e cercano di influenzare le elezioni politiche o le agende dei governi nazionali e sovranazionali.

Il caso più noto è il finanziamento di oltre 25 milioni di dollari destinato alla campagna elettorale del partito democratico americano nel 2016[15]. I fondi sono stati distribuiti dalla fondazione a pioggia per favorire l’elezione della candidata Hillary Clinton (in precedenza Soros finanziò i democratici nelle elezioni del 2004 quando venne eletto il repubblicano George W. Bush). Oltre ai 10 milioni di dollari donati direttamente al comitato della Clinton dal Soros Fund Management, il magnate ha elargito imponenti fondi per influenzare determinate categorie di elettori. Noto è il Immigrant Voters Win PAC del valore di 15 milioni di dollari che Soros e altri sostenitori liberali hanno destinato alla comunità latina allo scopo di attrarre almeno 400.000 nuovi elettori democratici alle elezioni del novembre scorso[16].

Ricordiamo anche che la Clinton scelse come suo vice Tim Kaine, senatore dello stato della Virginia e amico personale di Alexander Soros, figlio di George. Casualità o suggerimento del suo più fedele sostenitore?

Come avvenne nel 2004, le grande risorse dei liberal americani capeggiati da Soros non hanno portato alla vittoria del candidato da loro incoronato. Ma l’elezione di Trump non ha fermato la campagna denigratoria contro il Presidente neo-eletto di chi voleva la Clinton al potere.

Le urne americane erano ancora calde quando manifestanti contro Trump invasero le strade di Washington D.C e delle principali città americane in nome della cosiddetta “rivoluzione viola” (il nome si ispira al colore degli abiti dei Clinton all’indomani della sconfitta).

Ad organizzare i cortei, sono stati proprio gli stessi militanti ed esponenti delle organizzazioni fondate e/o sostenute da George Soros e dalla Open Society Foundations, come la Black Lives Matter, l’Arab American Institute, e la Feminist Majority Foundation, solo per citarne qualcuna.

Abbiamo già parlato in precedenza dei rapporti di Soros con i politici italiani che siedono nel governo, nel parlamento nazionale e in quello europeo (Chi è Soros e i collegamenti con i politici italiani).

Per verificare il coinvolgimenti della Open Society Foundations in Europa, basta controllare l’elenco degli uffici dislocati direttamente nel continente: Albania, Bosnia e Erzegovina, Ungheria (hub office), Kosovo, Macedonia e Serbia, a cui si aggiungono quelli della zona definita Eurasia, come Moldavia, Ucraina, Turchia, Georgia, Armenia, Kazakhstan e Kyrgyzstan[17].

L’attività della Open Society Foundations e dell’Open Society Institute, come si vede, è molto radicata in tutta Europa, in modo particolare negli stati dell’Est. Nota è la battaglia tra il premier ungherese Viktor Orbán e Soros, che ha portato ad una legge nazionale che prevede la futura chiusura della Central European University e diverse restrizioni riguardo ai permessi di operare nello stato magiaro relativi alle organizzazioni private. La stessa linea potrebbe essere seguita in un prossimo futura anche dalla Polonia e dalla Repubblica Ceca, specialmente dopo l’elezione di Andrej Babis e la svolta a destra della nazione. Tempi duri per il povero Soros e per le correnti liberal che rappresenta.


George Soros, negli ultimi decenni, ha dimostrato che, possedendo ingenti mezzi finanziari, si possono destabilizzare anche intere nazioni, “scegliendone” perfino il governo. Questo è il caso dell’Ucraina e del suo colpo di stato del 2014. Durante un’intervista alla CNN[18], Soros ammette candidamente il suo coinvolgimenti negli eventi che hanno portato alla crisi ucraina: “Ho creato una fondazione in Ucraina (la International Renaissance Foundation - IRF) prima che il Paese diventasse indipendente dalla Russia. Questa organizzazione ha continuato a operare e ha avuto un ruolo importante negli eventi recenti”. Sul sito internet della fondazione si legge: “La missione della International Renaissance Foundation è quella di promuovere una società aperta, partecipativa e pluralista basata sui valori democratici in Ucraina. Fa parte della rete di fondazioni della Open Society Foundations, istituita dall'investitore e filantropo George Soros[19]. Molti partecipanti alle manifestazioni di Piazza Maidan a Kiev erano membri proprio della IRF o di organizzazioni ad essa collegate, addestrati attraverso seminari e conferenze ad hoc.

Emblematica la frase del magnate alla Conferenza sulle Sicurezza di Monaco del febbraio 2015: “l’Ucraina é oggi ciò che deve diventare domani l’Unione Europea”. Ricordiamo che all’epoca in Ucraina si discuteva sull’entrata in vigore della legge 2225, che proponeva la modifica del Codice Penale riguardo gli atti deliberati per sabotare l’autorità dello stato e del governo, ovvero la punizione detentiva per chi fosse trovato a criticare il governo golpista[20].

Come in Ungheria, anche in Macedonia la fondazione è stata accusata di voler influenzare l’andamento democratico della nazioni. Nel 2012, il Paese è stato definito laboratorio delle “rivoluzioni colorate” di Soros, dopo l’entrata nel suo territorio della Open Society Foundations grazie ad un accordo con il Governo degli Stati Uniti, che prevedeva lo stanziamento di oltre 2,5 milioni di dollari per la realizzazione del Civil Society Project, ovvero un piano di democratizzazione della piccola nazione balcanica attraverso una serie di Ong e associazioni locali. Successivamente nel 2014, l’accordo è stato ampliato coinvolgendo altre quattro organizzazioni private, connesse a loro volta alla Open Society Foundations e a USAID. Le proteste contro il magnate sono state convogliate in un rapporto preciso e fondato su documenti e dati, redatto da giornalisti indipendenti macedoni e pubblicato sul sito internet STOP SOROS.

Il report dimostra come il partito comunista macedone SDSM abbia beneficiato di finanziamenti arrivati, attraverso la fondazione di Soros, direttamente dal governo americano ai tempi del presidente Obama. I fondi americani sono stati “spesi” dal partito di opposizione comunista per attuare le rivolte di piazza del 2015/2016 che hanno causato la caduta del governo conservatore macedone e l’attuale crisi politica generata dalla mancanza di una forte maggioranza governativa.

Il leader della “rivoluzione colorata” macedone è stato l’attivista LGBT Pavle Bogoevski e diventato successivamente parlamentare eletto nelle file della sinistra.

Come riportato da Giampaolo Rossi, la situazione però negli ultimi mesi sta cambiando: “Forti della vittoria di Trump, migliaia di macedoni sono scesi in piazza per chiedere alla nuova amministrazione Usa la fine del supporto economico alla Open Society e la rimozione dell’ambasciatore americano ritenuto il vero esecutore del progetto Soros[21].

La stessa influenza sulle politiche e sui governi nazionali è stata riscontrata anche sia nel tormentato ==Kosovo== (culla” del terrorismo islamista in territorio europeo) di cui sono note le dichiarazioni di Soros schierato a favore dell’indipendenza dalla Serbia, sia in ==Albania==. Nel febbraio scorso, la Procura Generale d’Albania ha accusato l’ambasciatore americano Donald Lu di essere un agente di Soros e di voler manipolare dall’interno la politica albanese. Lu aveva accusato il procuratore generale Adriatik Llalla di essere contro la riforma della giustizia nel Paese, tanto auspicata proprio da Soros e dall’ex governo Obama[22]. Di certo una incontestabile intromissione dell’ambasciatore statunitense nelle scelte politiche e istituzionali albanesi, a cui è seguita la dichiarazione piccata e decisa di Llalla: “La Procura Generale vorrebbe far capire al signor Lu che se è abituato a svolgere il ruolo del Signore nella politica albanese, non potrà fare altrettanto con la Procura. (…) Il signor Lu crede di avere in mano il destino della Procura quando ricatta le Istituzioni o revoca visti con lo scopo di far chiudere alcune indagini. Costui e tutti gli altri devono capire che per svolgere i propri obblighi legislativi e costituzionali i procuratori non necessitano di alcun visto. Questo tipo di pressione da parte dell’ambasciatore statunitense a Tirana è molto simile alla tipologia messa in atto da Soros con lo scopo di manipolare l’opinione pubblica e svalutare il ruolo delle istituzioni”.



Conclusioni

La chiusura dell’articolo sarà limitata ad una serie di riflessioni e considerazioni in merito alle tante attività svolte a livello internazionale da George Soros e dalla sua Open Society Foundations.

La fondazione sorosiana si dichiara a favore di una società aperta, dove i confini nazionali e le relative sovranità vengono messe da parte a favore di un globalismo che deve includere tutti e tutto, a discapito delle realtà locali e delle culture di ogni popolo. Ovvero una pluralità senza un’identità certa e appiattita verso il basso.

Le politiche strategiche per il raggiungimento di tale obiettivo si possono suddividere nella seguente classificazione:

  • favoreggiamento di un’immigrazione di massa giovane e forte dai continenti più poveri (anche se con grandi potenziali di crescita) verso i contenenti più sviluppati;

  • accettazione dell’opinione pubblica dell’ideologia gender marchiando come intollerante chi si rifà alla famiglia tradizionale;

  • snaturamento di quello che fu il vero femminismo;

  • controllo delle informazioni attraverso la stampa amica e diverse agenzie di fact-checking;

  • uso delle organizzazioni per influenzare le decisioni politiche all’interno dei Paesi in cui operano.

Chiudiamo questo lungo articolo su George Soros riportando una considerazione di Giampaolo Rossi, del quotidiano ilGiornale:

“Quello che i progressisti del manistream intellettuale e giornalistico relegano a narrazione complottista, oggi sta diventando sempre più un tema politico centrale per definire il nuovo fronte di conflitto tra identità nazionali e dominio delle élite globaliste. Forse è questo il nuovo dilemma attorno al quale si gioca una nuova dimensione degli Stati post-moderni: la sovranità di una nazione appartiene al popolo o a George Soros?”



Fonti:


  1. (https://blamingtherescuers.org/report/) ↩︎

  2. (https://www.opensocietyfoundations.org/voices/gender-ideology-fiction-could-do-real-harm) ↩︎

  3. (http://www.generazionefamiglia.it/sali-bordo-sul-bus-della-liberta/) ↩︎

  4. (http://www.ilgiornale.it/news/mondo/se-soros-si-arrabbia-bus-antigender-1443170.html) ↩︎

  5. (http://www.poynter.org/about-the-international-fact-checking-network/) ↩︎

  6. (http://www.occhidellaguerra.it/soros-bufale-facebook/) ↩︎

  7. (http://www.discoverthenetworks.org/viewSubCategory.asp?id=1237) ↩︎

  8. (https://www.mediamatters.org/trumps-war-on-the-press) ↩︎

  9. (http://fair.org/extra-newsletter/) ↩︎

  10. (https://www.publicintegrity.org/about/our-work/supporters) ↩︎

  11. (http://blog.ilgiornale.it/rossi/2016/12/19/soros-fake-news-e-senso-del-ridicolo/) ↩︎

  12. (https://fullfact.org/about/funding/) ↩︎

  13. (http://www.europeanvalues.net/wp-content/uploads/2013/02/VZ2015_ENG_FIN.pdf) ↩︎

  14. (http://www.huffingtonpost.it/costanza-hermanin/perche-la-questione-delle-ong-nel-mediterraneo-sembra-una-fake-n_a_22095204/) ↩︎

  15. (http://www.politico.com/story/2016/07/george-soros-democratic-convention-226267) ↩︎

  16. (https://www.nytimes.com/2016/03/10/us/politics/george-soros-and-other-liberal-donors-to-fund-bid-to-spur-latino-voters.html) ↩︎

  17. (https://www.opensocietyfoundations.org/about/offices-foundations#europe) ↩︎

  18. (Soros admits playing an integral part in the Ukraine crisis - CNN interview May 27, 2014) ↩︎

  19. (http://www.irf.ua/en/about/irf/) ↩︎

  20. (Olivier Renault su Soros e Ucraina) ↩︎

  21. (http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/04/04/macedonia-di-soros/) ↩︎

  22. (http://www.ilgiornale.it/news/mondo/albania-scontro-pm-e-usa-dietro-quinte-c-soros-1362640.html) ↩︎